Corriere Adriatico From the July 10, 2009
REPRISALS UNJUST. NOW THE TRUTH '
A complaint submitted to Attorney-complaint seeks to bring to luce vicende tragiche accadute tra il maggio e il luglio 1944 ad Arcevia e zone limitrofe. Eccidi che sono ferite mai rimarginate nonostante i 65 anni trascorsi. In particolare quanto accadde il 14 luglio del ’44 quando i partigiani fucilarono 13 persone - sette uomini e sei donne - in località Madonna dei Monti, ritenute spie dei nazisti. Avrebbero informato le SS della presenza di un gruppo di partigiani a Monte Sant’Angelo (frazione di Arcevia) dove, il 4 maggio vennero trucidate 63 persone, partigiani e civili. Quindi, secondo l’Associazione partigiani italiani (Anpi) di Ancona, le 13 persone sono state giustiziate. I familiari e gli eredi hanno sempre contestato l’accusa, da 65 anni a oggi.
L’avvocato Massimo Montaruli dello studio associato Montaruli-Mucelli di Jesi, su incarico di alcuni eredi di quelle tredici persone , chiede ora che vengano perseguiti per l’eccidio di Madonna dei Monti, alcuni ex partigiani sloveni che facevano parte del plotone d’esecuzione. Di uno, 86enne e vivente, vengono fornite precise generalità e luogo di residenza. Di altri si indica il nome di battaglia e la residenza. L’avvocato spiega perché persegue soltanto i partigiani stranieri. Con il decreto n. 332 del 4 giugno 1966 il Presidente della Repubblica concesse l’amnestia anche per reati commessi “da appartenenti al movimento della Resistenza o da chiunque abbia collaborato con esso da 25 luglio 1943 al 2 giugno 1946”. Ma quel decreto, sottolinea Montaruli, vale sono per i cittadini italiani, come si evince dalla sentenza della Cassazione penale sul nazista Priebke
L’avvocato jesino, nel contesto della denuncia-querela per strage, sostiene che quelle tredici persone, per lo più ultrasessantenni, non potevano essere spie dei tedeschi in relazione al rastrellamento effettuato a Monte Sant’Angelo il 4 maggio e i giorni successivi del 1944. Con due motivazioni. La prima è tratta da diverse pubblicazioni (tutte di fonte partigiana) sulla strage perpetrata dai nazisti a Monte Sant’Angelo, dalle quali si evince che “sin dal settembre del 1943 quel luogo era il più noto rifugio di partigiani della zona e che, di conseguenza, non occorreva alcuna espionage activities in order to reach that conclusion. " He cites, the lawyer, many stories about it - by authors such as PNA and Massimo Salvadori and Cornelius Ciarmatori - agreed that they were committed "huge mistakes" by local commanders who did not know or ignored the order to abandon Monte Sant 'Angelo was expected because the massive roundup of Nazi troops in retreat. Instead, the evening of May 3, forty partisan detachment "Patrignani" decided to spend the night there, where they had left some Slovenes and Italians guarding a dozen prisoners of the militia, with orders to flee to first signs dei nazisti. Che arrivarono in forze (2000 soldati, cannoni, autoblindo e lanciafiamme) all’alba successiva, circondando la collina e compirono il massacro.
La seconda motivazione del legale, è tratta dal libro del sostituto procuratore della Repubblica Paolo Gubinelli “La magistratura e i processi ai collaborazionisti nelle Marche 1945-1948” nel quale è citata la condanna del 1953 a una prostituta di Arcevia, ritenuta la spia dei nazisti per la strage di Monte Sant’Angelo”. Si riapre la ferita mai rimarginata.